Pubblichiamo un estratto di un testo relativo agli effetti della crisi sull'occupazione recentemente pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna:"Le rilevazioni ISTAT, che ricomprendono i collaboratori a progetto nella popolazione dei cosiddetti lavoratori atipici, evidenziano che le “collaborazioni coordinate e continuative” e le “prestazioni occasionali d’opera” hanno interessato, in Emilia- Romagna, nel 2008, 39.339 persone di cui il 51,39% donne (20.196) e i rimanenti 19.143 uomini.
Queste tipologie contrattuali appaiono più presenti nelle classi di età più giovani (25-44 anni), dove incidono per il 59,5%, con le donne al 66,2% e gli uomini al 52,4%. [...]
Il 44,9% lavora con queste tipologie contrattuali da uno o due anni, ma sia per i maschi che per le femmine, la durata contrattuale percentualmente più numerosa è di sei anni ed oltre, con una percentuale rispettivamente di 29,2% e 32,3%.
Secondo i dati amministrativi rilevati dal SILER (Sistema Informativo lavoro dell’Emilia-Romagna) c’è stato nel 1° quadrimestre 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, una diminuzione dell’8% di contratti di collaborazione coordinata e a progetto, e che potrebbe corrispondere a circa 2.000 collaboratori che non hanno avuto il contratto rinnovato.
Supponendo che la tendenza del primo quadrimestre corrisponda alla tendenza media-annua ne risulterebbe un calo occupazionale dell’8-10% circa .
Prendendo in considerazione lo stock di occupati con queste tipologie contrattuali, circa 40.000, potrebbero essere circa 4.000 i collaboratori che nel 2009 rimarrebbero privi di lavoro e privi di ammortizzatori sociali. [...]
Nel primo quadrimestre dell’anno le imprese pubbliche e private della regione hanno effettuato poco più di 283mila assunzioni con contratto di lavoro dipendente oppure parasubordinato, circa un quarto in meno rispetto ad un anno prima e con una contrazione più intensa per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato (-36%).
Le persone interessate sono 224mila e la riduzione delle opportunità lavorative interessa parimenti gli uomini e le donne. Sul totale delle assunzioni il peso dei contratti a termine cresce di tre punti percentuali, giungendo all’84% del totale, segnalando così come le aziende oltre a contrarre l’organico rendano più flessibile la manodopera per ricercare sempre maggiori margini d’adattabilità a fronte delle incertezze sull’evoluzione della congiuntura economica internazionale.
La riduzione che si registra negli inserimenti lavorativi è particolarmente significativa nell’industria manifatturiera (- 46%), più che nelle costruzioni (-30%) e nel terziario (-22%). "