La manifestazione di sabato è stata un trionfo. Lavoratori, pensionati, cassaintegrati, disoccupati, studenti, tutti presenti per condividere la piattaforma della FIOM e per dire no al governo di Bossi e Berlusconi e alle politiche di Marchionne e Marcegaglia Alla manifestazione di sabato Rifondazione ha partecipato massicciamente. Lo si vedeva dalla quantità impressionante di bandiere, il partito c'è, i militanti ci sono. Anche dal circolo di Cavriago eravamo in molti. Forza compagni, è stata una gran bella giornata, da ricordare e di cui andare fieri. Ora su le maniche: per la scuola, per il lavoro, chiadiamo a gran voce lo SCIOPERO GENERALE.
Come Partito della Rifondazione Comunista di Cavriago esprimiamo la nostra piena solidarietà alla CGIL Val d'Enza per la nota diffusa dal Sindaco di Cavriago nella quale si accusa l'organizzazione sindacale di condurre "polemiche da cortile dal forte sapore ideologico". Tale dichiarazione è conseguente ad una lettera inviata agli iscritti CGIL di Cavriago in cui si da un giudizio negativo rispetto alla scelta, da parte dell'amministrazione comunale, di ricorrere ai voucher. Siamo pienamente concordi con quanto scritto dalla CGIL nella lettera inviata agli iscritti, ritendendo che i diritti dei lavoratori non abbiano un sapore ideologico ma una sostanza terribilmente concreta da difendere ad ogni costo ed inogni occasione.
Il no della FIOM davanti all'arroganza del padrone Marchionne, cuneo del governo per sabotare il sindacato, i diritti e la costutuzione, è servito a dare coraggio ai lavoratori che hanno votato no all''accordo imposto dalla FIAT con una percentuale quasi del 40%. E' un segnale importante. Non si può cedere davanti ad osceni ricatti e assurde promesse utli soltanto per indorare la pillola.
Una breve riflessione. Il piano FIAT consiste in una rinuncia a diritti elementari e in turni di lavoro massacranti in cui i lavoratori devono svolgere i propri compiti cronometrati al centesimo di secondo in cambio di investimenti che portino al raddoppio della produzione di vetture del gruppo a livello mondiale. Produrre 6.000.000 di veicoli. Chi comperà queste automobili in un mercato già più che saturo? Quando si scoprirà che il "piano FIAT" non ha funzionato perchè il mercato non tira cosa si farà? Cassa integrazione e licenziamenti? Nel frattempo qualsiasi altra azienda potrà chiedere di avere gli stessi "vantaggi" in cambio di un "investimento" (realistico o no, non importa), il governo ha già detto che Pomigliano fa scuola, che l'accordo rende il paese più moderno. E se lo hanno fatto la FIAT perchè non lo può fare qualsiasi azienda a qualsiasi livello? La destra e gli industriali stanno sfruttando la crisi per riformare il paese facendogli fare un passo indietro di 100 anni, facendo tornare il paese e i lavoratori all'inizio del '900. E' contro questo che dobbiamo lottare.
Inizia la fase più dura e complessa della crisi provocata dalla famiglia Burani: è di ieri l'annuncio della richiesta di cassa integrazione straordinaria per 171 lavoratori (http://www.inps.it/newportal/default.aspx?lastMenu=4743&iMenu=1&iNodo=4743&p1=2) dell'azienda di Cavriago. In questi mesi abbiamo a notizie che hanno dimostrato quantomeno l'arroganza con cui questi tycoon di provincia si sono rapportati con la cittadinanza e con i lavoratori: la scelta dell'automobile con cui correre il gran premio di Montecarlo, i beni di famiglia messi al sicuro da tempo (http://cavriago.blogspot.com/2010/03/i-ricchi-non-piangono-mai.html), il tentato golpe al consiglio di amministrazione di qualche settimana fa e sopratutto il silenzio ingiustificabile di chi pensa di non dover dovere a nessuno delle scuse per l'insensatezza e l'irresponsabilità del proprio comportamento. 171 lavoratori in cassa integrazione straordinaria. 171 famiglie in difficoltà. A loro va ancora una volta tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno e la nostra disponibilità.
Il Governo Berlusconi, il governo del fare, boccia, per bocca del ministro Sacconi, la norma che prevede l'estensione della cassa integrazione ordinaria da 12 a 18 mesi ritenendo che si tratti di un provvedimento inutile. Il primo risultato ottenuto sono 168 posti di lavoro a rischio alla Comer, suddivisi tra i 5 stabilimenti di Cavriago, Reggiolo, Moglia e Pegognaga: parliamo di 168 posti di lavoro a rischio proprie perchè si stanno esaurendo i 12 mesi di Cassa integrazione ordinaria. Un bel risultato del Governo del fare! Un bel risultato della Lega Nord, partito di Governo, che vota queste cose e poi dice di essere vicino alle esigenze delle persone! Come partito della Rifondazione Comunista esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori e appoggiamo la richiesta del sindacato di attivare contratti di solidarietà aziendali. Questo governo continua a non fare nulla per i lavoratori e le lavoratrici contro la crisi anzi, promuove leggi per facilitarne il licenziamento: che vada a casa.
La Federazione della Sinistra dell’Emilia-Romagna organizza nei territori della nostra regione una raccolta firme per sostenere quattro proposte contro la crisi: per il blocco dei licenziamenti; per l’estensione degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori che non ne fruiscono; per la restituzione dei finanziamenti regionali e locali da parte delle imprese che delocalizzano; per l’introduzione, anche nella nostra regione, del reddito sociale per i disoccupati e gli inoccupati.
Come abbiamo già detto in più occasioni, non devono essere i lavoratori e le lavoratrici a pagare la crisi, ma in primo luogo coloro che l’hanno causata. Per questo domenica 17 gennaio 2010 il circolo organizzarà, in occasione del mercatino mensile, un banchetto per la raccolta delle firme a sostegno delle proposte di legge.
Sono impressionanti i dati sulla crisi a Reggio Emilia diffusi dalla CGIL pochi giorni fa: • 8627 domande di disoccupazione ordinaria (+189% rispetto a ottobre 2008) • 3140 domande di disoccupazione a requisiti ridotti (interinali e contratti a tempo determinato). • oltre 21.000 iscritti alle liste dei centri per l'impiego. • 19.953 lavoratori incassa integrazione ordinaria su circa 60.000 addetti nell’industria • 3005 lavoratori in cassa integrazione straordinaria. • Cassa integrazione in esaurimento in almeno 82 imprese del territorio.
Impressionante è però anche la risposta da parte dei lavoratori: oltre a diverse lotte nelle singole realtà produttive in questi giorni in provincia assistiamo alla straordinaria mobilitazione dei metalmeccanici della FIOM per dire "no" all’accordo separato firmato da Fim-Uilm e Federmeccanica e per rilanciare le proposte per l’uscita dalla crisi e per la difesa dell’occupazione.
Per la Val d’Enza il corteo sarà giovedì 12 novembre con ritrovo alle ore 9,30 presso lo stabilimento Interpump Group Spa (Via Fermi 25 – Calerno).
C’è poi la manifestazione nazionale indetta della CGIL di sabato 14 novembre a Roma per chiedere al Governo interventi adeguati e urgenti sugli ammortizzatori sociali per tutelare il lavoro e l’occupazione.
In tutte le lotte, in tutte le vertenze Rifondazione è in prima linea a fianco dei lavoratori e del sindacato e chiede: blocco dei licenziamenti, superamento del precariato, contrasto alle delocalizzazioni produttive, estensione degli ammortizzatori sociali.
Questa mattina la Brigata di Solidarietà Attiva e il Partito della Rifondazione Comunista hanno attivato, in Piazza Caduti di Legoreccio a Vetto, un punto di raccolta per sostenere il presidio e le famiglie dei lavoratori della Sadon. 140 lavoratrici e lavoratori, tra Vetto e Casalgrande, sono da settembre senza stipendio. La loro azienda, la Sadon, è in regime di concordato.
Dal 29 ottobre i lavoratori sono in agitazione ed hanno deciso di bloccare l'attività produttiva e l'accesso allo stabilimento di Vetto attuando un presidio permanente davanti ai cancelli. Dal 2 novembre il blocco è stato esteso anche allo stabilimento di Casalgrande. La proprietà dopo aver mentito sulla situazione economica e finanziaria non intende dare visione delle carte del concordato e fa mancare informazioni circa i possibili acquirenti. È ora necessario attivarsi per consentire ai lavoratori di ricevere gli stipendi arretrati e un reddito in futuro, senza aspettare i tempi classici del regime concordatario (marzo-aprile 2010!). Occorre anche che la proprietà renda pubblici tutti gli atti relativi al concordato e chiarisca se esistono eventuali soluzioni future per la sopravvivenza della Sadon e la salvaguardia dei posti di lavoro .
Il blocco dei licenziamenti, l'estensione della cassa integrazione a tutti i lavoratori e le lavoratrici che perdono il posto di lavoro, la creazione di un salario sociale per i disoccupati, la richiesta di un aumento salariale e pensionistico generalizzato, la lotta alla precarietà sono i punti principali della nostra proposta e delle nostre rivendicazioni.
Il PRC-SE e la Brigata di Solidarietà Attiva di Reggio Emilia invitano tutti i lavoratori e le lavoratrici della provincia a sostenere le lotte dei lavoratori della Sadon.
L'ineffabile presidente del consiglio ha comunicato più volte che la crisi è finita, si vede la luce in fondo al tunnel. Ma è davvero cosi? Forse la crisi è finita per gli speculatori. E' di oggi la notizia: oro alle stelle, azioni in rialzo, bancheri che si spartiscono (nuovamente)maxi bonus. L'ombra di una nuova bolla all'orizzonte... Forse la crisi è finita per gli evasori fiscali: solo al Credem sono entrati 400 milioni di euro grazie allo scudo fiscale. Sicuramente però la crisi non è finita per i lavoratori che, lo ricordiamo, rappresentano quasi l'80% delle tasse pagate in italia. Lacassa integrazione ogni mese batte il record stabilito nel mese precedente, in molti casi si sta esaurendo o si è già esaurita e molti lavoratori non ce la fanno più. A Cavriago è il caso della Comer Indusries dove alcuni lavoratori in cassa da mesi il 31 ottobre hanno organizzato unaraccolta di alimenti al Conad "Le Querce". In Val d'enza c'è poi il caso della Sadon, discusso pochi giorni fa in Provincia. Sempre a Cavriago è sempre più incerta la situazione sul gruppo Mariella Burani. Dopo anni di turbocapitalismo finanziario si è arrivati al dunque: il 16 novembre in caso di mancato intervento delle banche o di un partner industriale saranno guai e non è difficile ipotizzare che, nel caso, a pagare il prezzo più alto sarano i lavoratori del gruppo.
Pubblichiamo un estratto di un testo relativo agli effetti della crisi sull'occupazione recentemente pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna:
"Le rilevazioni ISTAT, che ricomprendono i collaboratori a progetto nella popolazione dei cosiddetti lavoratori atipici, evidenziano che le “collaborazioni coordinate e continuative” e le “prestazioni occasionali d’opera” hanno interessato, in Emilia- Romagna, nel 2008, 39.339 persone di cui il 51,39% donne (20.196) e i rimanenti 19.143 uomini.
Queste tipologie contrattuali appaiono più presenti nelle classi di età più giovani (25-44 anni), dove incidono per il 59,5%, con le donne al 66,2% e gli uomini al 52,4%. [...]
Il 44,9% lavora con queste tipologie contrattuali da uno o due anni, ma sia per i maschi che per le femmine, la durata contrattuale percentualmente più numerosa è di sei anni ed oltre, con una percentuale rispettivamente di 29,2% e 32,3%.
Secondo i dati amministrativi rilevati dal SILER (Sistema Informativo lavoro dell’Emilia-Romagna) c’è stato nel 1° quadrimestre 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, una diminuzione dell’8% di contratti di collaborazione coordinata e a progetto, e che potrebbe corrispondere a circa 2.000 collaboratori che non hanno avuto il contratto rinnovato.
Supponendo che la tendenza del primo quadrimestre corrisponda alla tendenza media-annua ne risulterebbe un calo occupazionale dell’8-10% circa .
Prendendo in considerazione lo stock di occupati con queste tipologie contrattuali, circa 40.000, potrebbero essere circa 4.000 i collaboratori che nel 2009 rimarrebbero privi di lavoro e privi di ammortizzatori sociali. [...]
Nel primo quadrimestre dell’anno le imprese pubbliche e private della regione hanno effettuato poco più di 283mila assunzioni con contratto di lavoro dipendente oppure parasubordinato, circa un quarto in meno rispetto ad un anno prima e con una contrazione più intensa per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato (-36%).
Le persone interessate sono 224mila e la riduzione delle opportunità lavorative interessa parimenti gli uomini e le donne. Sul totale delle assunzioni il peso dei contratti a termine cresce di tre punti percentuali, giungendo all’84% del totale, segnalando così come le aziende oltre a contrarre l’organico rendano più flessibile la manodopera per ricercare sempre maggiori margini d’adattabilità a fronte delle incertezze sull’evoluzione della congiuntura economica internazionale.
La riduzione che si registra negli inserimenti lavorativi è particolarmente significativa nell’industria manifatturiera (- 46%), più che nelle costruzioni (-30%) e nel terziario (-22%). "
La crisi economica che il mondo globalizzato sta vivendo scarica il proprio peso principalmente sugli strati più deboli della popolazione. E’ una crisi che ha radici talmente profonde e radicate nel modello stesso di sviluppo fino ad oggi imperante da non lasciare prevedere soluzioni in tempi brevi. Anche in provincia di Reggio Emilia, con tutte le specificità e positività del caso, la crisi fa sentire i propri effetti: sono infatti oltre 10.000 i lavoratori in cassa integrazione (tra ordinaria e straordinaria) in Provincia. Questo dato è allarmante relativamente alla portata della crisi perché è un dato tracciabile che consente di farsi un’idea di quanti lavoratori possano, silenziosamente, aver perso il lavoro. Il numero di precari, lavoratori interinali, lavoratori autonomi, lavoratori a tempo determinato ecc non è quantificabile. Lavoratori con scarsa qualifica professionale, giovani, donne e stranieri sono le tipologie di lavoratore su cui si scarica maggiormente il peso della crisi. Le amministrazioni locali, i partiti, devono e dovranno fare molto di più di quanto stanno facendo oggi. Dovranno spiegare cosa sta succedendo, essere in campo dalla parte dei lavoratori, organizzare momenti di incontro e di solidarietà, stare con la CGIL, l’unica vera forza di opposizione sociale alle agghiaccianti politiche di questo governo, senza ma anche. Non si può sottovalutare questa crisi perché una uscita a destra vorrebbe dire un ulteriore spostamento del paese verso il ritorno ad un passato che a tutti noi deve mettere i brividi.
Funzione Pubblica e FIOM, le due categorie più importanti della CGIL, incrociano nuovamente le braccia e scendono in piazza, contro i tagli del governo, contro le inesistenti misure anticrisi, contro l'accordo separato sui contratti recentemente firmato dai CISL, UIL e UGL.. Perché contro? Contro perché le misure varate dal trio di ministri Tremonti - Gelmini - Brunetta tagliano i fondi per il Pubblico Impiego, riducono le possibilità di lavoro, tagliano il personale, umiliano i dipendenti con misure da arresti domiciliari. Contro perché la crisi è spaventosa, la produzione e i consumi sono in picchiata e chi ne fa le spese sono i lavoratori (i profitti, invece, continuano ad essere tutelati). Anche la Provincia di Reggio Emilia è fortemente colpita. Interi settori sono in ginocchio: sono oltre 10.000 i lavoratori in cassa integrazione, lavoratori che, come tutti sanno, sono paradossalmente da considerarsi privilegiati perchè possono godere di un ammortizzatore sociale. Un intero esercito di precari, lavoratori interinali, a tempo determinato, soci di cooperative, partita iva si trova letteralmente in mezzo alla strada. Davanti a questo sfascio sociale il governo non fa nulla. Nulla. Contro perchè l'accordo separato firmato da CISL - UIL e UGL è una vergogna civile e morale in un paese che negli anni 70 era un faro nel mondo per le conquiste e diritti dei lavoratori e che negli ultimi 30 anni (con la grave responsabilià di sindacati concertativi e politicanti pseudo riformisti) ha ceduto praticamente tutto quello che aveva al profitto. Un accordo che punta a demolire il contratto collettivo nazionale (meno soldi di base per tutti) prometendo una restituzione attraverso la contrattazione di secondo livello (la produttività, dicono, sarò premiata, ma in quante aziende c'è adesso? in quante ci sarà dato che non è obbilgatorio? quanti lavoreranno di più?). Nei fatti un ritorno al cottimo. Nei fatti un ulteriore, ennesimo, spostamento di denaro dagli stipendi verso il profitto.
A favore di questo sciopero è Rifondazione Comunista, locale come nazionale, che ne condivide in pieno le ragioni e le richieste e da il suo, seppur piccolo, sostegno e appoggio ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali.
Strana è la posizione del Partito Democratico: Veltroni ha sguinzagliato un pool composto da Letta, Damiano e Treu per convincere la CGIL a tornare sui suoi passi e firmare l'accordo sul rinnovo dei contratti. L'anima riformista bussa di nuovo alla porta di Confindustria?
12 dicembre 2008: Rifondazione Comunista aderisce con convizione allo sciopero generale di domani indetto da CGIL e Sindacati di base.
Forse sarebbe meglio che alcuni altri partiti (di centro-sinistra o centro-centro-sinistra o solo centro...) decidessero una buona volta da che parte stare (risposta A: Confindustria, risposta B: Lavoratori) abbandonando definitivamente la strategia del "ma anche"... Strategia che sta producendo per tutti danni forse irreparabili e che sta facendo fare passi indietro lunghi decenni (sia in termini di risultati concreti, sia in termini culturali) al complesso e variagato mondo progressista del nostro paese. Nel nostro comune stupisce- sia a livello politico che istituzionale - la mancata adesione allo sciopero da parte del PD locale. Sui giornali di oggi è uscita un'adesione collettiva allo sciopero da parte di alcuni amministratori reggiani del PD: risulta davvero clamorosa l'assenza del Sindaco di Cavriago...
Locandina CGIL sciopero del 12 dicembre. Locandina confederazione Cobas sciopero del 12 dicembre.
Questo lo slogan che ama ripetere Olivier Besancenot, il giovane leader rivoluzionario che sta occupando la scena politica francese, mentre nella povera Italia, tra detassazione degli straordinari, smantellamento progressivo dell'intervento sociale, distruzione dello strumento del contratto collettivo nazionale, reintroduzione e rafforzamento di orrende forme di schiavitù-precariato, arriva la notizia di un rapporto OCSE secondo il quale non solo i salari sono inferiori del 20% rispetto alla media europea (mentre il potere di acquisto è inferiore del 22%) ma addirittura viene sfatato il mito dell'italiano che lavora poco, + 30 ore/anno rispetto alla media.
La situazione da questo versane è drammatica oltre ogni previsione nonostante questo da più parti continuano gli attacchi del Governo e di Confindustria ai lavoratori.
La sinistra e il Partito che uscirà dallo straziante congresso di Chianciano dovranno mettere al centro del proprio agire politico questi temi e da questi temi ripartire per ricostruire una opposione di popolo, seria e decisa.
Dovrà farlo fuori dal parlamento anche perchè nel luogo massima espressione della rappresentanza l'unica opposizione di fatto presente, l'Iitalia dei Valori, si occupa quasi esclusivamente di tematiche legate alla giustizia e, in ogni caso, la maggioranza prosegue per la propria strada forte di un consenso popolare che interpreta e utiliza come diritto divino (quale dialogo si voleva poi portare avanti con questa gente?).
Il Partito, che giustamente scende in piazza l'8 luglio contro le "leggi speciali" del governo Berlusconi in tema di giustizia, deve farsi carico di questi temi che sono la priorità assoluta del paese e dei lavoratori, presentandosi come alternativa seria e concreta alle destre di governo e alle titubanti opposizioni.