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giovedì 20 gennaio 2011

CIRCA UN ANNO FA

Con il presidio dei lavoratori del 18 gennaio 2010 la crisi del gruppo Burani assumeva una dimensione definitivamente pubblica sconvolgendo una comunità che aveva sempre visto nella famiglia Burani un esempio di imprenditori di successo vicini alle esigenze dei lavoratori e del territorio. Così non era. A distanza di circa un anno, nelle prossime settimane, proveremo a raccogliere qualche testimonianza da lavoratori e organizzazioni sindacali per provare a capire come vanno le cose all'interno dell'azienda e quali sono le prospettive.

Intanto pubblichiamo l'articolo che segue. L'articolo originale dal titolo originale "Parmalat, metafora del capitalismo italiano", di Nicola Melloni su Liberazione di oggi, è stato leggermente modificato.

Mariella Burani Fashion Group, metafora del capitalismo italiano

Mariella Burani Fashion Group, metafora del capitalismo italiano

Il caso Mariella Burani Fashion Group offre uno spaccato interessante ed istruttivo sui cambiamenti che hanno caratterizzato il capitalismo negli ultimi trent'anni. Un capitalismo che in Occidente si è via via spostato dal settore produttivo a quello finanziario, emarginando il lavoro ed intaccando il tessuto sociale delle democrazie emerse dal secondo conflitto mondiale. In questo contesto le banche sono emerse come nuovo soggetto dominante, soprattutto nel mondo anglosassone e questo ha modificato drammaticamente il rapporto tra finanza ed industria. L'enorme massa di liquidità formatasi sui mercati internazionali ha fatto sì che le istituzioni finanziarie si siano trasformate da intermediari in investitori, in molti casi assumendo il controllo indiretto delle imprese. Grazie alla mobilità e alla flessibilità del capitale, questi grandi investitori hanno imposto all'industria la necessità di concentrare i propri sforzi nella massimizzazione del valore di breve periodo delle azioni, drogando il mercato oltre ogni limite.

Il capitale finanziario si è mosso in maniera vorticosa, ricercando le possibilità di guadagno più facili ed immediate, ma dimenticando che gli obiettivi economici delle imprese non possono giudicarsi solamente sul valore corrente della capitalizzazione. Anzi. L'investimento industriale, soprattutto quello innovativo, è necessariamente una scommessa sul futuro, ma non c'è futuro per il capitale speculativo che vive solo sul presente.
Lo strapotere dell'industria finanziaria ha modellato a sua immagine e somiglianza il nuovo capitalismo neo-liberale, cancellando il compromesso capitale-lavoro su cui si fondavano le democrazie occidentali. Redistribuendo una parte del profitto dalle imprese ai lavoratori si aumentava il potere di acquisto dei cittadini (che quindi sostenevano le vendite dell'industria) e si permetteva la riproduzione delle relazioni di produzione in un contesto di relativa pace sociale. Nel nuovo ordine economico, invece, il lavoro è diventato solamente un costo da comprimere il più possibile.

Si tratta di un sistema fortemente antidemocratico che stravolge le relazioni sociali di produzione e ha portato, come abbiamo visto in questi anni, alla dittatura del mercato. Un sistema con dei costi sociali immensi e che si porta dietro l'instabilità economica, la speculazione finanziaria ed i crolli ad essa associati.
Questo tipo di organizzazione economica comporta un altro rischio, quello della corruzione: in una situazione in cui il tipo di incentivi porta a gonfiare artificialmente i guadagni di breve periodo, il rischio di operazioni fraudolente è sempre presente.

Certo, i furti e gli aggiotaggi avvengono anche negli Stati Uniti, dove però esiste un sistema sanzionatorio che cerca di riequilibrare la naturale tendenza del sistema alla violazione delle regole. In Italia, dove le regole sono costantemente ignorate, è l'intera organizzazione economica ad essere bloccata dalla cancrena della corruzione. Si tratta di una forma di capitalismo drammaticamente arretrato, da periferia del mondo industrializzato. E' un capitalismo basato sulle relazioni personali e non su quelle di mercato, impersonali per definizione; un modello economico in cui i piccoli risparmiatori vengono sfruttati e lasciati sul lastrico senza nessuna possibilità di difendersi. Un sistema che porta agli eccessi che sono sotto gli occhi di tutti, dai furbetti del quartierino ai palazzinari, tutti membri di quel paludoso intreccio di interessi tra finanza, industria e politica che crea oscuri giochi di potere. Un obbrobrio che ha come suo epifenomeno più visibile il conflitto d'interessi ma che non si limita certamente a Berlusconi e alla sua maleodorante truppa di faccendieri, avvocati, nani e ballerine. In Italia manca da sempre una cultura dignitosamente liberale e borghese: imprenditoria e politica sono sempre andate a braccetto per salvaguardare i propri interessi e le banche sono divenute lo strumento privilegiato di questa orgia di potere. La concentrazione finanziaria ha generato anche la concentrazione del potere, ed un potere politico-economico monopolistico senza regole e contrappesi è l'anticamera della dittatura. Un capitalismo corrotto non può che produrre un sistema politico corrotto. Come direbbe Marx, le relazioni di produzione determinano la propria sovrastruttura politica ed il corrispondente tipo di coscienza sociale. Credere che si possano risolvere i problemi dell'Italia con la sola cacciata di Berlusconi - cosa per altro indispensabile - sarebbe dunque illusorio e deleterio. Di cambiamenti ben più profondi ha bisogno il nostro paese.

venerdì 29 ottobre 2010

PICCONATORI


Eccoci all'ennesima puntata della telenovela della casa di moda Cavriaghese, che ormai, esattamente come Beautiful, assomiglia di più ad una farsa, se non fosse per la disastrosa situazione in cui versa l'azienda e quindi i lavoratori. Dai giornali apprendiamo che Giovanni "Ridge" Burani si è iscritto tra i debitori della sua azienda, la stessa azienda che ha disintegrato mettendo non poche persone in difficoltà serie. Almeno il tribunale ha avuto il buon cuore di escluderlo. E dei libri donati senza pagarli alla Biblioteca di Cavriago, ne vogliamo parlare?
Ogni volta che si parla di questa gente c'è da restare a bocca aperta.

Ringraziamo per la vignetta l'amico Tritatutto e continuiamo ad esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici del gruppo e dell'indotto, per quanto poco possa valere, è pur sempre meglio di niente.

venerdì 17 settembre 2010

GLI EFFETTI DELLA CRISI ECONOMICA A CAVRIAGO

Seguiamo con apprensione la situazione che si sta determinando presso l'azienda ARTEFICE dove 26 lavoratrici rischiano di perdere il posto di lavoro. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e politica alle lavoratrici della ditta ARTEFICE. Ancora una volta osserviamo una proprietà che non guarda in faccia a niente e a nessuno pur di salvaguardare i propri interessi.


Prosegue intanto il lavoro dei Commissari Straordinari relativamente alla situazione del Mariella Burani Fashion Group. Mentre la stilista afferma di voler lanciare un nuovo marchio (il nome lo conosciamo, Mariella Arduini, speriamo di sapere anche con quali soldi) ci sono 220 lavoratori e lavoratrici in una situazione di grave incertezza e preoccupazione. Intanto continua a mancare il Ministro per lo Sviluppo Economico, Berlusconi il 4 settembre proclamava che sarebbe stato individuato il nuovo ministro entro 3 giorni, oggi è il 17 settembre....




mercoledì 8 settembre 2010

GOVERNO E CRISI ECONOMICA




Mentre il governo è in crisi profonda, mentre si appartamenti ed elezioni, mentre la Lega si prepara al rito di Pontida (e in Emilia epura chi fa domande scomode), mentre da mesi manca un Ministro per lo Sviluppo Economico, mentre Federmeccanica disdetta unilateralmente un accordo valito, la crisi va avanti e colpisce sempre più lavoratori. E intanto prosegue lo smantellamento del Fashion Group di Mariella Burani.

giovedì 2 settembre 2010

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

Cade il governo? Non cade il governo? Andare in coalizione, nel nuovo Ulivo? Non andare?
Per noi mai più con impegni di governo comunque, l'esperienza del governo Prodi II è stata sufficiente.
L'imperssione è che, elezioni o no, le prime cose da fare siano contrastare la cultura figlia di tutti questi anni di berlusconismo (in proposito consigliato il libro L'egemonia sottoculturale - l'Italia da Gramsci al Gossip, di Massimiliano Panarari) e fare informazione relativamente ai disastri di questo governo (nessuno ha notato che dei 5 punti, priorità del governo, nessuno tratta neanche di passaggio la crisi, il lavoro e la ripresa economica?). E la scuola? Tra poco si parte nell'incertezza più assoluta, anzi, con una sola certezza, sempre meno soldi e istruzione sempre peggiore per tutti.

Per tornare in quel di Cavriago, i Burani, il tesoretto, ce l'hanno o no? Chiederanno mai scusa per aver ingannato l'intero paese, i lavoratori e i creditori? Si perchè ci sono da tenere in considerazione le decine e decine di aziende "dell'indotto" che direttamente o indirettamente non sono state pagate della famiglia per le forniture o per i lavori svolti, e relativi lavoratori e lavoratrici di queste aziende.

Chiudiamo con un argomento leggero, ancora estivo, via. Non si può fare qualcosa per quella fontana? Dopo un anno dall'inaugurazione, con lo scorrere delle acque, diventa sempre più brutta. Che ne dite, lanciamo un concorso di idee per la risistemazione?

venerdì 30 luglio 2010

...E ALLA FINE I SOLDI C'ERANO

Dall'ordinanza che ha portato Giovanni Burani a San Vittore e Walter Burani agli arresti domiciliari abbiamo la conferma del fatto che mentre i signori, in pubblico, chiaravano che avrebbero fatto di tutto per salvare l'azenda versando i 50 milioni di euro necessari, in privato agivano per mettere al riparo i propri beni privati, acquistando case di lusso.
Ormai la maschera è caduta, questi personaggi si sono comportati come Tanzi: non è vero che hanno fatto del bene al Paese, come si continua a leggere su qualche giornale, queste persone hanno fatto i propri interessi, prendendo in giro tutti fino all'ultimo istante disponibile. Al di la di quelli che saranno gli esiti giudiziari c'è una questione etica e morale, verso la cittadinanza e verso i lavoratori e le lavoratrici, da cui a nostro avviso nessuno dei vertici dell'azienda può chiamarsi fuori. Chiedano pubblicamente scusa, i Burani, ai risparmiatori, ai cittadini di Cavriago e sopratutto ai lavoratori e alle lavoratrici del gruppo. Lo chiediamo da tempo e ci sembra davvero il minimo che possano fare per il disastro che hanno provocato.

CRISI BURANI: RASSEGNA STAMPA

Gazzetta di Reggio




Resto del Carlino


mercoledì 28 luglio 2010

ULTIM'ORA: ARRESTATI WALTER E GIOVANNI BURANI

Pare che in mattinata a Milano siano stati arrestati Walter e Giovanni Burani nell'ambito del crack della casa di moda fondata dall'omonima famiglia. Al padre Walter sono stati concessi gli arresti domiciliari mentre il figlio Giovanni è stato condotto a San Vittore. L'accusa è di aver dissipato il patrimonio della società attraverso spericolate operazioni finanziarie tra le quali anche il sostenimento artificioso del titolo in Borsa. Nel mirino dei magistrati della procura di Milano Luigi Orsi e Mauro Clerici c'è anche l'offerta pubblica di acquisto lanciata da Bdh (Burani and Design Holding) sul 15% del capitale di Mbfg (Mariella Burani Fashion Group) a metà 2008 attraverso una subholding. Bdh era stata la prima società del gruppo a fallire e a essere accusata di esterovestizione.

Fonte
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/28/news/arresti_burani-5893067/?ref=HREC1-3

Sono intanto di oggi le dichiarazioni di Gullo, ex direttore finanziario, sul crack:

mercoledì 30 giugno 2010

CASO BURANI: NON ESISTE SENSO DEL PUDORE

Insieme alla notizia del'avvenuto allontanamento della Signora Mariella Burani dal Mariella Burani Fashion Group apprendiamo dai mezzi di informazione anche della volontà della stilita di portare avanti un proprio marchio Mariella Arduini. Si tratterebbe di una beffa clamorosa (per altro su una strada già battuta anche dal "Cavalier" Tanzi) per le centinaia di lavoratrici e lavoratori dell'azienda cavriaghese che oggi sono in cassa integrazione straordinaria e per i fornitori che sono creditori del Mariella Burani Fashion Group.
Tutte queste persone vedono i responsabili del crack abbandonare impunemente l'azienda per ripartire da zero, senza debiti, con una nuova attività.
Ci chiediamo quando dovremo aspettare perchè in Italia si introducano leggi che regolino la finanza, si tassino gli speculatori e si puniscano duramente i bancarottieri e chi produce falso in bilancio (reato depenalizzato da Berlusconi).
Ci chiediamo infine se esista mai un senso del pudore di questi padroni che non hanno neppure avuto la dignità morale di chiedere scusa pubblicamente per quanto fatto a decine e decine di lavoratrici e lavoratori, diretti e dell'indotto, e alle loro famiglie.

Immagine by Tritatutto.

sabato 29 maggio 2010

IL PROGRAMMA DELLA FESTA



Sabato 29: musica dal vivo con Johnny e Adelmo
- "Quando il pubblico non se la beve" incontro con Stefano Risso (Acqua pubblica Torino) ed Emiliano Codeluppi (Comitato acqua bene comune Reggio Emilia)

Domenica 30, dal pomeriggio: birra, grigliate e concerti di gruppi locali:
One leg man
Black hat finger
Breakdown
Dharma
Aggressive Crew

in serata: PhP

- Ore 21.00 Emergency - Afghanistan, fotoracconto di Sara Radighieri

Martedì 1 giugno: Gara amatoriale di ballo liscio con esibizioni di professionisti.

- Incontro sulla crisi del Mariella Burani Fashion Group con Nicola Fangareggi (direttore reggio24ore.com) e Matteo Gaddi, responsabile dipartimento nord PRC.

Tutte le sere ristorante pesce e tradizionale, gnocco fritto, bar, libreria, mercatino, banchetti associazioni e mostra Fotografica: "Red Flag Rave Party - cavriago, piazza lenin, 31 dicembre 1991"

mercoledì 26 maggio 2010

MARTEDI' 1° GIUGNO: MARIELLA BURANI FASHION GROUP

L'evento inizialmente previsto, la presentazione del libro "Mariella Burani Fashion Crak" di Campani e Pergolizzi, è stato rimandato a data da destinarsi a causa di problemi con l'uscita del libro stesso.

L'evento che si svolgerà, a partire della ore 20.30, avrà comunque come tema centrale la crisi del gruppo di moda cavriaghese e i relatori saranno Nicola Fangareggi, direttore del quotidiano online Reggio24ore.com che per primo e molto approfonditamente ha seguito la vicenda e Matteo Gaddi, responsabile dipartimento nord del Partito della Rifondazione Comunista.

martedì 25 maggio 2010

I BURANI E I LORO COMPARIELLI

Fonte Corriere della Sera
REGGIO EMILIA — «Una serie di fatti e atti giuridici distribuiti nel tempo hanno trasformato Burani Designer Holding in una discarica di perdite e di malaffare, in un circolo vizioso di interessi illeciti e conflittuali (…)». E alcune operazioni messe in piedi in quattro e quattr’otto a ridosso del crac miravano alla «tutela esclusiva degli interessi egoistici dei Burani e dei loro “comparielli”». Lo scrive il curatore fallimentare della Burani Designer Holding (Bdh), Diego Moscato, napoletano con ufficio a Milano, nominato dal tribunale del capoluogo lombardo.

Bdh è la società, oggi fallita, che controlla indirettamente la quotata Mariella Burani Fashion Group, da poco ammessa all’amministrazione straordinaria (Prodi-bis). È un’analisi durissima che ripercorre alcune operazioni finanziarie e inquadra il sistema di relazioni e di «imbarazzanti conflitti di interesse» tra la famiglia di Cavriago e alcuni partner d’affari. Operazioni inserite in un piano di protezione (certificato, secondo la legge fallimentare, da un commercialista reggiano) da eventuali azioni revocatorie. Ma secondo il curatore, di fatto quel piano era una foglia di fico. E il succo è in quella colorita espressione napoletana: «I Burani e i loro “comparielli”».

In un certo senso ricorda «i furbetti del quartierino», l’involontario epitaffio di Stefano Ricucci sui protagonisti delle scalate bancarie 2005. Già da alcune settimane il documento gira di scrivania in scrivania, tra i Burani e tra ex amministratori e sindaci di Bdh e Mariella Burani. Una copia era indirizzata a tutti. Ovvio che la visione dei fatti sia opposta a quella del curatore che ha l’obbligo di tutelare le ragioni del fallimento Bdh nell’interesse dei creditori, cercando di recuperare il denaro eventualmente sottratto alla società. «Ma al di là delle ricostruzioni del curatore, confutabili, è il linguaggio utilizzato e la parola “comparielli” — dice uno dei destinatari del documento sfogliando i passaggi “incriminati”— a far infuriare i Burani e non solo». Tant’è che era stata ventilata un’iniziativa legale contro il professionista del tribunale.

Il curatore contesta, tra l’altro, la rivendita (ottobre 2009) per 7 milioni del 51% della Spm Drink System (macchine erogatrici di bevande calde e fredde) ai precedenti proprietari che l’avevano ceduta per 10 milioni ai Burani nel maggio 2008. Il prezzo della rivendita, scontato del 30%, è «arbitrario» e irragionevole», secondo Moscato, e «sconsiderata la preventiva rinunzia alla negoziazione» con altri potenziali acquirenti.

Il dossier ricostruisce poi l’illegittima restituzione alla quotata Mariella Burani di un finanziamento originariamente erogato dalla controllante Bdh e il rimborso anticipato, non dovuto secondo Moscato, di un prestito obbligazionario emesso da Bdh e sottoscritto da Advisory Fiduciaria (Af). Guarda caso il numero uno di Af, Francesco Acerbi, è il marito di una dirigente Bdh che ha partecipato «alla deliberazione e materiale esecuzione degli atti». Il documento su Burani e «comparielli» dovrebbe essere già stato acquisito dai pm milanesi Luigi Orsi e Mauro Clerici, titolari dell’inchiesta giudiziaria

giovedì 13 maggio 2010

IL PROGRAMMA (SEMI) DEFINITIVO DELLA FESTA



Sabato 29: musica dal vivo con Johnny e Adelmo
- Dibattito Acqua Bene Comune

Domenica 30, dal pomeriggio: birra, grigliate e concerti di gruppi locali:
One leg man
Black hat finger
Black Rose
Breakdown
Dharma
Aggressive Crew

in serata: PhP

- Ore 21.00 Emergency - Afghanistan, fotoracconto di Sara Radighieri

Martedì 1 giugno: Gara amatoriale di ballo liscio con esibizioni di professionisti.

- Presentazione del libro "Mariella Burani Fashion Crack", con gli autori Paolo Pergolizzi e Stefano Campani. Interverrà Matteo Gaddi, PRC.

Mostra Fotografica: "Red Flag Rave Party - cavriago, piazza lenin, 31 dicembre 1991"

venerdì 30 aprile 2010

CRISI BURANI: CASSA INTEGRAZIONE A ROTAZIONE PER I LAVORATORI


Con la notizia della cassa integrazione straordinaria a rotazione inizia la fase più dura e complessa della crisi provocata dalla famiglia Burani.

In questi mesi abbiamo assistito all'arroganza con cui questi tycoon di provincia si sono rapportati con la cittadinanza e con i lavoratori: prima del crack le garanzie che avrebbero versato i soldi necessari, poi i rinvii e le rassicurazioni e poi, dopo il crack abbiamo letto della scelta dell'automobile con cui correre il gran premio di Montecarlo, dei beni di famiglia messi al sicuro da tempo, del tentato golpe al consiglio di amministrazione di circa un mese fa ma sopratutto abbiamo assistito al silenzio ingiustificabile di chi pensa di non dover dovere a nessuno delle scuse per l'insensatezza e l'irresponsabilità del proprio comportamento. Cassa integrazione straordinaria a rotazione significa molti lavoratori e quindi molte famiglie in difficoltà: a loro va ancora una volta tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno e la nostra disponibilità.

Ai sindacati e all'amministratore Ruscigno spetta ora il compito di studiare un piano di rilancio industriale in grado di dare la prospettiva di un futuro per l'azienda e per i suoi lavoratori.

Pubblichiamo inoltre un commento a firma "DIPENDENTE NAUSEATO" pubblicato sul forum dedicato alla Crisi Burani dal giornale online Reggio24ore:

Perché i cavriaghesi a cominciare dal loro sindaco Vincenzo Del Monte non riescono ancora ad indignarsi per la terribile situazione venutasi a creare alla Mariella Burani Fashion Group? E? la fine ingloriosa e tardiva, di una famiglia e delle sue giravolte borsistiche, dei suoi giochi funambolici, della sua finanza allegra, delle sue spese folli. Osannato dai media e dalle testate del settore finanziario e non solo, Walter Burani, il patron, è riuscito a quotare in borsa cinque società in sette anni. Per sollecitare alcune riflessioni proviamo a fare alcune considerazioni partendo dai dati cronologici e quindi dai fatti. Nel 2000 viene quotata Mariella Burani Fashion Group (MBFG). Toccati i 27 euro per azione, oggi è carta straccia. Nel 2004 va in borsa Green Vision. L?azione, 25 euro, oggi ne vale 5. Poi è la volta di Bioera. Arrivata a 13 euro, l?azione è quotata oggi circa 1 euro. Nel 2006 viene collocata Antichi Pellettieri. Da 11 euro è scesa 50 centesimi. Nel 2007 si prova con il mercato borsistico di Londra collocando le azioni Burani Holding Design con ingente drenaggio sui mercati finanziari. Nell?agosto del 2008, quando oramai tutto il mondo della finanza e non solo è a conoscenza della gravissima condizione in cui versa il Gruppo Burani e del suo imminente tracollo, l?ultima operazione, forse la più spericolata, che vede coinvolte Burani Holding Design, Mariella Burani Family Holding e un?altra Holding non quotata. La famiglia Burani in otto anni è riuscita a raccogliere, con tutte queste operazioni, ben 370 milioni di euro. Nel frattempo però è riuscita a fare debiti per 700 milioni, così come hanno riferito i p.m. del Tribunale di Milano che hanno chiesto il fallimento. C?è chi dice che i debiti superino addirittura i 1.000 milioni. Negli anni scorsi si è assistito, sui giornali, alla ?promozione?, da parte di Giovanni Burani, sempre ripreso con smagliante sorriso, di tutte le nuove operazioni finanziarie del Gruppo. Decantate, esaltate, magnificate come il frutto di una grande mente finanziaria, di uno stratega dei mercati borsistici e descritto come un vero appassionato di ?turbo finanza?. E? stato facile spendere con i soldi degli altri. Si è visto com?è andata a finire. Non doveva trattarsi quindi di strategie particolarmente raffinate e sottili. Con un pò di fortuna, un altro enorme dissesto avrebbe potuto finire come è sempre accaduto negli ultimi anni in Italia: in una bolla di sapone. E che la famiglia Burani potesse continuare a godere delle sue ricchezze e dei suoi privilegi senza pagar dazio a nessuno. Per tutti i dipendenti, anche per coloro che continuano convintamene a sostenere i Burani, comincerà l?odissea della ricerca di un nuovo posto di lavoro. Ecco perché i cavriaghesi dovrebbero indignarsi e non più esaltare i propri famosi concittadini solo perché li vedono sfrecciare a bordo delle lussuose Ferrari, sapendo che nulla è stato fatto per cercare di sanare l?attuale situazione. Neppure un centesimo è stato reinvestito nell?azienda e tanto meno nelle risorse umane. Dalla famiglia Burani solo belle parole sui giornali, del tipo ?i soldi ci sono?, ?i miei dipendenti prima di tutto?, ?i miei operai sono i miei gioielli?, e null?altro di concreto, nemmeno una parola almeno di scuse o di ammissione di colpa. Cosa penserà adesso il buon sindaco Del Monte di fronte a questa catastrofe, vera e propria tragedia per centinaia di famiglie. Continuerebbe la strenua difesa della famiglia Burani così come fece nella seduta pubblica del consiglio comunale del 15/02/2010 oppure modificherebbe leggermente il suo pensiero? Difficilmente ci sarà dato di saperlo anche perché in questi ultimi tempi pare essersi come eclissato dalla scena sociale. Al di là delle prese di posizione questa è la realtà della famiglia Burani, per anni sulla cresta dell?onda ed oggi letteralmente travolta da quell?onda che loro stessi hanno provocato. Serviranno, forse, le accuse formulate dai Pubblici Ministeri a ristabilire un minimo di giustizia e questo almeno ce lo auguriamo davvero, senza alcun astio ma per senso di giustizia, perché chi ha sbagliato paghi. BUONA FORTUNA A TUTTI.

martedì 20 aprile 2010

CRISI MARIELLA BURANI: CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA PER 171 DIPENDENTI


Inizia la fase più dura e complessa della crisi provocata dalla famiglia Burani: è di ieri l'annuncio della richiesta di cassa integrazione straordinaria per 171 lavoratori (http://www.inps.it/newportal/default.aspx?lastMenu=4743&iMenu=1&iNodo=4743&p1=2) dell'azienda di Cavriago. In questi mesi abbiamo a notizie che hanno dimostrato quantomeno l'arroganza con cui questi tycoon di provincia si sono rapportati con la cittadinanza e con i lavoratori: la scelta dell'automobile con cui correre il gran premio di Montecarlo, i beni di famiglia messi al sicuro da tempo (http://cavriago.blogspot.com/2010/03/i-ricchi-non-piangono-mai.html), il tentato golpe al consiglio di amministrazione di qualche settimana fa e sopratutto il silenzio ingiustificabile di chi pensa di non dover dovere a nessuno delle scuse per l'insensatezza e l'irresponsabilità del proprio comportamento. 171 lavoratori in cassa integrazione straordinaria. 171 famiglie in difficoltà. A loro va ancora una volta tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno e la nostra disponibilità.
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mercoledì 24 marzo 2010

I RICCHI NON PIANGONO MAI

E mentre raccontavano che avrebbero tirato fuori
i 60 milioni per salvare il gruppo...

giovedì 18 marzo 2010

CRISI BURANI: E' COMMISSARIAMENTO

La notizia è di ieri: il tribunale di Reggio ha dichiarato lo stato di insolvenza dando di fatto il via alla procedura di commissariamento. Resta da decidere se si tratterà di Marzano o di Prodi bis e da valutare quali saranno le scelte del commissario.
Il fatto positico è che finisce l'era Burani, finiscono le promesse non mantenute e le menzogne di una proprietà che ha preso in giro tutti per mesi perdendo solo tempo prezioso.
La nostra solidarietà, il nostro pensiero e la nostra vicinanza vanno a tutte le lavoratrici e i lavoratori che abbiamo conosciuto e con i quali abbiamo manifestato in questi mesi la disapprovazione nei confronti dei vertici del gruppo e la preoccupazione per il futuro di una azienda cosi importante per il nostro territorio.

Gazzetta di Reggio:

L'informazione di Reggio Emilia
Il Resto del Carlino:

giovedì 4 marzo 2010

CRISI BURANI: COMUNICATO STAMPA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI

Noi dipendenti di Mariella Burani siamo a qui a manifestare oggi per chiedere a gran voce di garantire la continuità lavorativa, che solo l'approvazione dell'amministrazione straordinaria può consentire.
Alla luce degli eventi delle ultime settimane e dopo la messa in liquidazione dell'Azienda, sappiamo che questo è l'unico modo per salvare il posto di lavoro, perciò chiediamo anche il sostegno delle istituzioni, dei sindacati, del ministero e di tutti gli enti che possano intervenire per sostenerci in questo momento difficile.
Si parla spesso dei numeri che hanno generato questa situazione, dei milioni di debiti che hanno portato al tracollo di questa azienda, ecco noi vorremmo aggiungere a quei numeri anche i nostri: più di 2000 dipendenti in tutto il gruppo, 210 nella sola sede di Cavriago e vorremmo sottolineare che più di 2000 persone, più di 2000 famiglie sono legate al destino di questo gruppo.
Non possiamo rimanere a guardare questi giochi di denaro senza dare rilievo al fatto che in realtà qui si gioca sulla pelle di centinaia di lavoratori, sulla nostra pelle.
Dare rilievo alla questione sociale e umana che questa situazione comporta è ciò che stiamo cercando di fare, speriamo di essere ascoltati